La moda negli anni 40

In questo periodo, erano usati soprattutto capi classici come il tailleur, vestiti segnati in vita con una piccola cintura o l’abbinamento di gonne aderenti come la pencil skirt e una camicetta, mentre i soprabiti più in uso erano le pellicce e i grossi mantelli dal taglio semplice e a volte scampanato.

La silhouette degli anni 40, era caratterizzata da camice e giacche con le spalline imbottite, una vita marcata e l’uso delle tasche che consentivano di trasportare documenti e denaro. A controbilanciare, c’erano le scarpe alte con suola a zeppa o tacchi cuneiformi in legno o sughero.

I capelli si usavano lunghi, leggermente ondulati verso le punte; non avendo molti mezzi per andare dal parrucchiere, li lasciavano crescere per poterli raccogliere facilmente.  Nella vita sociale invece, le donne giovani preferivano i capelli sciolti che gli conferivano una grande femminilità  alla figura. Icona di questo tipo di capigliatura fu la star del cinema Veronica Lake, chi aveva dei bellissimi capelli biondi e ondulati fin sotto le spalle. Chi però non aveva questa tipologia di capelli, doveva conformarsi con raccoglierli per esempio in uno chignon o nella pettinatura a “elmo” dove i capelli venivano fasciati attorno al capo; entrambi, molto in uso all’epoca.

 

In contrasto con gli abiti austeri e semplificati al massimo, i cappelli davano l’opportunità  alle signore di applicare tutta la loro creatività , essi avevano le forme più fantasiose, erano realizzati nei materiali più disparati e consentivano a chi le indossava di esibire un look con una nota di eleganza, nascondendo i capelli poco curati. Infatti, in questo periodo il turbante divenne di moda, esso poteva essere realizzato con un vecchio indumento e coprire la totalità  dei capelli.

Le gambe acquisiscono importanza grazie alle gonne più corte rispetto al periodo precedente, esse dovevano essere leggermente abbronzate. Con la guerra, le calze in nylon sono molto difficili da trovare e quindi si preferiscono o le calze corte (per le donne più giovani) o truccarsi le gambe con fard e simulando una cucitura sul retro con una matita per gli occhi.

Con la paura degli attacchi a sorpresa la gente si muniva di maschere antigas per adulti e bambini, mantelli con cappuccio e di tute spesso realizzate in seta oliata.

Famoso è il completo Bunker, disegnato dalla fantasiosa stilista Elsa Schiapparelli che preparava le sue clienti per ogni avvenenza.

Le donne parigine furono l’eccezione in tutto questo scenario di ristrettezze e privazioni; loro, che si vantavano di avere il primato dell’eleganza, continuarono a essere le donne meglio vestite al mondo. Senza avere conto delle restrizioni, svilupparono una linea stravagante, che prevedeva grande spreco di materiale in polsini e bottoni decorativi, maniche voluminose, capi drappeggiati e gonne a portafoglio.

 

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